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Olimpiadi: Save the Children, garantire a tutti i bambini e le bambine il diritto allo sport

Mentre a Parigi i Giochi stanno per prendere il via, milioni di bambini nel mondo sono privati dell’opportunità di fare sport da guerre, povertà, genere e disabilità

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Nel mondo sono ancora troppi i bambini e le bambine che non hanno la possibilità di fare sport in un ambiente sicuro. Alla vigilia delle Olimpiadi di Parigi, Save the Children, insieme ad alcuni atleti olimpici, chiede un maggiore impegno nel riconoscimento dello sport come diritto essenziale per i bambini, come stabilito dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia.

L’attività fisica è essenziale per la crescita dei bambini e degli adolescenti, per il loro sviluppo cognitivo, le loro capacità motorie e il loro benessere mentale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda loro di praticare ogni giorno almeno 60 minuti di attività fisica moderata-intensa. Tuttavia, secondo l’OMS, circa l’81% degli adolescenti a livello globale non raggiunge i livelli di attività fisica raccomandati[1].

Lo sport inoltre offre ai bambini l’opportunità di fare amicizia e può giovare alla loro salute mentale, migliorando l’umore e potenziando le funzioni cognitive. Eppure nel mondo diversi fattori tra cui i conflitti, il genere, la povertà o lo status di rifugiati privano i bambini della possibilità di fare attività motoria.

L’Organizzazione ha chiesto a dei bambini e ad alcuni ex atleti olimpici di raccontare cosa significhi per loro lo sport.

“Lo sport è estremamente benefico per la salute fisica e mentale di bambini e adolescenti. Combatte lo stress e li indirizza verso uno stile di vita sano. Dobbiamo valorizzare la partecipazione dei bambini allo sport e fornire loro opportunità e stimoli”, ha dichiarato Inés Melchor, maratoneta e mezzofondista peruviana che ha partecipato alle Olimpiadi di Atene 2004, Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016.

“Lo sport è essenziale per lo sviluppo dei bambini, eppure troppi ne sono esclusi. Ogni bambino ha il diritto di praticarlo, ma purtroppo barriere come la povertà, la discriminazione di genere e la disabilità privano molti bambini di questa opportunità. Come comunità, è nostra responsabilità abbattere queste barriere e garantire che tutti i bambini abbiano la possibilità di sperimentare i benefici fisici e mentali dello sport”, ha detto Nikkita Holder, atleta canadese, che ha gareggiato nei 100 metri a ostacoli e nella staffetta dei 100 metri alle Olimpiadi di Londra 2012.

Dal 2018, il programma Coaching for Life di Save the Children e The Arsenal Foundation[2] ha dato a quasi 5.000 bambini rifugiati che vivono nel campo profughi di Za’atari in Giordania l’opportunità di giocare a calcio. Il programma vuole contrastare la disuguaglianza di genere e incoraggia le comunità a sostenere la partecipazione delle ragazze al calcio: ora vi partecipa un numero uguale di ragazze e ragazzi.

Rehab*, 15 anni, è un’allenatrice junior del programma Coaching for Life e all’inizio ha incontrato la resistenza di alcuni membri della sua comunità a praticare sport.

“Loro (la comunità) pensano che possano giocare a calcio i ragazzi, ma non le ragazze. Hanno l’idea che le ragazze debbano stare a casa, fare le pulizie e non uscire per allenarsi o lavorare. Queste convinzioni sono radicate nelle norme e nelle aspettative tradizionali”, ha detto.

I bambini con disabilità spesso incontrano ostacoli nello sport. Langyuan, 17 anni, cinese, ha dovuto affrontare barriere a causa di pregiudizi sulla sua disabilità uditiva e sulle sue difficoltà di apprendimento. All’età di 8 anni è entrato a far parte del Programma Disabilità e Inclusione di Save the Children Cina[3], dove ha realizzato appieno il suo potenziale sportivo. Da quando ha iniziato a frequentare il programma, Langyuan ha più fiducia in se stesso e ha vinto molte medaglie alle Olimpiadi speciali di Sichuan. Langyuan pratica diversi sport:  “Giocare a pallacanestro, correre, nuotare, pattinare, fare Tai Chi, posso fare tutto questo. Ho iniziato a praticare il Tai Chi a sette anni, quindi sono quasi dieci anni che lo pratico. Mi piace il Tai Chi perché fa bene alla salute”, ha raccontato.

Per la neozelandese Sarah Cowley Ross, eptatleta olimpica che ha partecipato alle Olimpiadi di Londra 2012, “lo sport non solo è vitale per la salute fisica e mentale dei bambini e dei giovani, ma insegna loro anche importanti abilità per tutta la vita, come la resilienza, la dedizione e il lavoro di squadra. È fondamentale rimuovere le barriere che impediscono a tutti i bambini di partecipare: lo sport dovrebbe essere accessibile a tutti”.

Link alle foto: www.contenthubsavethechildren.org/Package/2O4C2S0PP448

 

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